.
Annunci online

  diario_di_viaggio [ ]
         


20 febbraio 2009

Barcellona - giorno 3

Mi addormento malgrado le pareti di carta che fanno sentire i respiri dei vicini. Si fa colazione di buon mattino e ci apprestiamo a raggiungere il vicino Passeig de Gratia, la zona elegante di Barcellona. Il cielo, all’inizio grigio, si rasserena: questa volta vogliamo visitare l’interno di una delle celebri case di Gaudì. Arriviamo davanti alla celebre Manzana della Discordia (gioco di parole traducibile solo in castigliano -e non in catalano- dove manzana ha il doppio significato di mela e isolato). Per visitare Casa Batlò ci vogliono ben 16,50 euro, ma Lorenzo ha suggerito il trucco opportuno: si deve salire su nei vicini magazzini Cerveice Estatiò e guardare l’interno della Batlò dalle finestre delle scale che portano ai piani superiori. Detto fatto, non è proprio come stare dentro la casa, ma vediamo i cortili interni con le celebri piastrelle azzurre, lilla e verdi.

Poi approfittiamo dei magazzini per comprare i cestini per la raccolta differenziata e un “Bock and Roll” da regalare ad Anna. I barcellonesi amano i giochi di parole e la commistione di linguaggi: il bock and roll è una tovaglietta per avvolgere il panino (boccadillo) quando si va in gita.

Due isolati e siamo ancora una volta davanti alla ondosa Pedrera, cioè Casa Milà, per me il simbolo di Barcellona, insieme alla Sagrada Familia. Questa volta sono decisa a entrare e soprattutto a raggiungere la fantascientifica terrazza abitata da enormi mostri-comignoli.

Sono 9 euro con audio guida. Già entrare nell’atrio è emozionante. Stupidamente saliamo a piedi, ma dalle scale non si vede assolutamente nulla. Al sesto piano c’è il piso aperto al pubblico: l’appartamento è luminoso e ha un’aria straordinariamente moderna rispetto alla sua epoca (1912). Non ci sono muri portanti e le stanze sono raccordate da porte scorrevoli, così che si passa da un ambiente all’altro quasi senza soluzione di continuità. Dall’ingresso, con spogliatoio annesso, si passa al soggiorno e allo studio che hanno un arredamento vecchiotto ma piacevole: dalle tendine si intravvedono gli elaborati balconi in ferro battuto, nella stanza dei bambini c’è la casa delle bambole e giocattoli d’altri tempi, la cucina con annesso tinello è estremamente accogliente. Socchiudo gli occhi e immagino di abitare qui.

Qualche fortunato comunque c’è perché gli altri appartamenti del palazzo sono regolarmente abitati.

Lo spazio sotto il tetto è l’Espai Gaudì che è tutto un susseguirsi di catenarie ribaltate.


La catenaria è la curva naturale su cui si dispone una catena appesa agli estremi e sottoposta solo alla forza di gravità: Gaudì ne preparava in grandi quantità di varia lunghezza e spessore, vi appendeva dei carichi in vari punti, le fotografava, ribaltava la fotografia e voilà, ecco le cappelle gotiche e la struttura della Sagrada Familia.

 

Un altro aspetto affascinante illustrato nello Spazio Gaudì sono le forme naturali (intrico di rami, conchiglie, scheletri di pitoni, gusci di tartarughe, pigne, pannocchie, alveari ..) che si ritrovano palesi e nascoste nei particolari architettonici.

E poi maniglie assurde che si adattano magicamente alle mani, sedie che seguono le curve delle persone sedute di qualsiasi taglia siano.

Infine .. la magica Terrazza da percorrere in lungo e in largo tra i Guerrieri di Guerre Stellari, con vista spettacolare su tutta la città e vista invidiosa sui palazzi vicini. Invidiamo persino il cane che dorme beato sul terrazzo confinante, ignaro della sua posizione prestigiosa.

Nella Tienda al piano terra compro solo un segnalibro e un magnetino da frigo perché la Raynair non ci fa superare di un etto il limite del peso delle valigie.

Avviso per i naviganti: NON fermatevi alla Bagueteria Catalana sotto la Pedrera dove ti solano 8 euro per una birra. Molto più gentili al Caffè di Francesco poco più in là.

Il metrò ci porta rapidamente alla Sagrada, già vista millanta volte, ma è solo per tenerci aggiornati su come procedono i lavori all’interno. Alle due facciate della Natività e della Passione si dovrebbe aggiungere la facciata della Gloria più un numero imprecisato di altre torri, fra cui quella enorme dedicata a Cristo con croce a tesseract. Si parla del 2020 come termine dei lavori.

Piccola fitta al cuore perché Lorenzo non abita più qui, visita al Museo della Sagrada e si torna a casa arricchiti di un altro magnetino, il quadrato magico replica di quello che c’è sulla facciata della Passione.


La sera abbiamo un invito a cena a casa di Lorenzo all’Hospitalet. Dimora provvisoria perché il ragazzo ha già fermato un piso dall’altra parte della città, nel quartiere Guinardò. (Non lo vedremo mai malgrado la mia curiosità).

Ci prepara delle pennette con sugo di zucchine, pomodorini, salsiccia e crema di tartufo, avanzo del nostro regalo di Natale. Sono ottimi.

A casa con la metrò rossa.




19 febbraio 2009

Barcellona - giorno 2


Si dorme sereni come quando si è stanchi. Al mattino solito litigio di inizio vacanza con promessa di prossima separazione. Poi però sono assorbita dalla preparazione meticolosa della giornata che dobbiamo organizzarci da soli perché Lorenzo è al lavoro (noi invece stiamo godendo di un insperato ponte di Carnevale). L’accordo di massima era di andare al Museu d’Història de la Ciutat ma devo localizzare esattamente il posto e il percorso con le mappe della fedele Lonely Planet.

Siamo a Piazza Università da cui passano tre grandi arterie: la Gran Via, la Ronda de la Universitat e il Carrier de Pelai che dobbiamo percorrere per raggiungere l’inizio della Rambla.

Sulla ormai familiare Rambla mi sento come fossi a casa mia: si cammina leggeri su questa strada che vibra sulla mia lunghezza d’onda e le cose tornano tutte al loro posto. Ricordo una magica eclisse di Luna vista dalla Rambla qualche tempo fa.

Giriamo a sinistra verso la Cattedrale Gotica che è come sempre in riparazione e ci addentriamo nei vicoli medioevali alla ricerca del Museo. Seguo la mappa come per una caccia al tesoro: nemmeno il Navigator mi dà questa soddisfazione.


Il Museo è a Placa del rei e la cosa più interessante è il percorso sotterraneo alla scoperta della Barcino romana: l’ascensore non segnala i piani ma gli anni che vanno a ritroso come in una macchina del tempo.

L’insediamento antico occupava la zona sottostante l’attuale Barrio Gotico, aveva naturalmente un cardo e un decumano che si incrociavano nel forum sotto l’odierna Placa de Sant Jaume.

Dopo una tapa di fronte alla Cattedrale cerchiamo di percorrere l’antico decumano passando per Placa Saint Miguel e Placa Reial fino a riguadagnare la parte finale della Rambla (Rambla di Santa Monica) e il monumento a Colon in vista del mare.

Il mare a Barcellona si vede sempre attraverso il porto, le spiagge sono più su a Barceloneta.

Un po’ di conciliabolo e si opta per la Cattedrale di Santa Maria del Mar che ci incuriosisce da quando abbiamo letto La Cattedrale del Mar


Il quartiere Ribera (ma Lorenzo ci dirà che viene chiamato Born) è molto vivo e forse è un po’ meno turistico del Barrio Gotico. Purtroppo la Cattedrale è inesorabilmente chiusa (e la guida parlava dell’abside più bello di Barcellona!) e possiamo solo immortalare i portatori di pietre raccontati nel romanzo e raffigurati sul portone.


L’idea di tornare con il metro viene abbandonata quando ci accorgiamo che il Born, a cui siamo arrivati con un lungo giro per il mare, è praticamente attaccato al Barrio Gotico da cui è diviso solo dalla Via Laietana. Qui vicino c’è anche il Museo Picasso che avevamo visitato l’ultima volta a Barcellona.

Così ripercorriamo a ritroso la strada per l’Hotel con qualche sosta su provvidenziali panchine (dove ho letto che la civiltà di un popolo si misura dal numero di panchine che esso offre allo stanco viaggiatore?)

In serata abbiamo appuntamento con Lorenzo e si torna di nuovo nella zona mare, sotto le due torri che si vedono sempre nei panorami: l’obiettivo è un bar con maxischermo dove seguire Fiorentina-Aiax trasmessa da una rete romena! La Fiorentina perde, ma la cena (per me carne alla brace) è ottima!




18 febbraio 2009

Barcellona - giorno1

Dal finestrino del treno che ci porta a Bologna vedo le cime innevate degli Appennini contro il cielo blu. Se non fosse per le dimissioni di Veltroni avrei l’animo leggero che si sente all’inizio di un viaggio. Si vive di entusiasmo e di speranza e oggi la giornata è un po’ appannata malgrado il sole che sembra promettere bel tempo.

Ho letto un’altra tappa di Nessuno lo saprà di Brizzi, poi mi è venuto sonno.

Il mondo è proprio piccolissimo perché a Bologna incontriamo Viviana Agostinelli: anche lei va a Barcellona, a trovare una figlia.

Mi piacevano i viaggi in aereo: la cerimonia del check in, l’abbandono della valigia, il passaggio sotto le forche caudine del metal detector e l’attesa un po’ annoiata al gate, tra pigre passeggiate tra i negozi di borse e caffè. Invece oggi è tutto uno stress: le info sono nascoste e al check in della Raynair ci dicono che la valigia supera di qualche etto i 15 kg consentiti, quindi bisogna aprirla (uffa, era stata chiusa con 1000 sforzi) e portarsi a mano qualcosa. Sono contrariata perché ora ho lo zainetto con della roba presa a caso che devo agglutinare con la mia borsa per fare un unico collo. Intanto già imbarcano e non posso fare i consueti giri tra i negozi, né prendere un cappuccino. In fila per il boarding ho modo di osservare che i bagagli degli altri passeggeri non sono agglutinati: pare abbiano fatto il check and go. Prendo nota per la prossima volta, insieme al proposito di eliminare la valigia che pesa troppo anche vuota.

In aereo non ci sono i posti numerati e le cappelliere sono già tutte strapiene: saranno i voli low cost, sarà la crisi, ma oggi il viaggio in aereo vale 0 babà.

Il volo atterra a Girona e dobbiamo prendere ancora il bus per Barcellona, destinazione Stazione Nord dove ci aspetta Lorenzo.

Dopo circa un’ora, infatti, eccolo là il nostro ragazzo, sempre più alto e magro, la ragione del nostro viaggio. Due fermate della linea rossa per approdare a Placa Universitat davanti all’Hotel Condestable

Alla Reception una ragazza italiana sta chiedendo di unire i due letti gemelli perché deve arrivare il suo fidanzato: parla come mia sorella quando imita Sabina Guzzanti che imita Valeria Marini.

Finalmente ci danno la chiave 328 (tres, dos, ocho) di una stanza con un bellissimo balconcino sulla piazza.


Lorenzo ci porta a cena all’Imprevist, ristorantino-galleria d’arte nel vicino Barrio El Raval: serata piacevolissima in cui cerchiamo di raccontarci un po’ dei nostri mondi divisi.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Barcellona Raynair

permalink | inviato da ludus49 il 18/2/2009 alle 17:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


sfoglia     luglio        agosto
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom